Requisiti, percorso, possibili benefici contributivi e premialità: guida alla Certificazione della parità di genere
La certificazione della parità di genere aiuta le organizzazioni con processi e obiettivi in materia di inclusione e pari opportunità. Il riferimento tecnico è la UNI/PdR 125:2022, una Prassi di Riferimento pubblicata da UNI, che definisce indicatori e criteri per valutare il livello di maturità di un’organizzazione rispetto alla parità di genere.
Il possesso di una certificazione valida, rilasciata da un organismo accreditato, può consentire l’accesso a specifici meccanismi di incentivazione previsti dalla normativa, tra cui un esonero contributivo entro determinati limiti e alcune premialità nelle procedure di gara o nei bandi che prevedono espressamente tali criteri. In questo articolo analizziamo che cos’è la UNI/PdR 125:2022, quali aree valuta, come si svolge il percorso di certificazione e in che modo IsoBoost può affiancare l’azienda nella fase di preparazione.
Che cos’è la UNI/PdR 125:2022?
La UNI/PdR 125:2022 è una Prassi di Riferimento nazionale pubblicata da UNI. Non è una norma ISO e non coincide con la certificazione: rappresenta il documento tecnico sulla base del quale viene valutato il sistema di gestione della parità di genere dell’organizzazione.
Il sistema nazionale di certificazione della parità di genere è stato sviluppato nell’ambito delle misure collegate alla Missione 5, Componente 1, del PNRR. Il relativo quadro normativo comprende, tra gli altri riferimenti, la Legge 162/2021 e il decreto interministeriale del 29 aprile 2022.
La certificazione viene rilasciata da un organismo di certificazione qualificato e accreditato secondo il quadro applicabile. Una certificazione rilasciata da un soggetto non abilitato non consente di accedere ai benefici normativi collegati alla certificazione accreditata.
La certificazione ha normalmente validità triennale. Durante questo periodo sono previste attività di sorveglianza, generalmente con cadenza annuale, mentre al termine del triennio si procede al rinnovo secondo le modalità stabilite dall’organismo di certificazione e dalle regole applicabili.
Le sei aree di valutazione
La UNI/PdR 125:2022 valuta l’organizzazione attraverso sei aree strategiche, utilizzando KPI. Per ottenere la certificazione, l’organizzazione deve raggiungere il punteggio minimo previsto per il proprio cluster dimensionale e soddisfare gli altri requisiti applicabili. La soglia generale di riferimento è il 60%, ma il calcolo dei KPI può variare in base alla dimensione e alla tipologia dell’organizzazione.
Le sei aree sono:
- Cultura e strategia, che considera l’impegno del vertice aziendale, la presenza di obiettivi formalizzati e le attività di comunicazione e sensibilizzazione.
- Governance, che analizza il ruolo della parità di genere nei processi decisionali e la presenza femminile negli organi di governo e nei ruoli di responsabilità.
- Processi di gestione delle risorse umane, che riguarda selezione, assunzione, formazione, sviluppo professionale, valutazione e uscita dall’organizzazione.
- Opportunità di crescita e inclusione delle donne, con attenzione all’accesso alla formazione, alle promozioni e alle posizioni di responsabilità.
- Equità remunerativa per genere, che prende in esame le politiche retributive e i processi con cui l’organizzazione monitora eventuali differenze di trattamento economico.
- Tutela della genitorialità e conciliazione vita-lavoro, che considera le misure a sostegno della cura, della genitorialità e dell’equilibrio tra vita privata e attività lavorativa.
Quali possibili vantaggi può avere la certificazione?
I benefici dipendono dalla normativa applicabile e dalle disposizioni contenute nei singoli bandi o documenti di gara.
Esonero contributivo
Le aziende private in possesso di una certificazione valida, rilasciata da un organismo accreditato, possono accedere, nel rispetto delle condizioni e delle procedure previste, a un esonero contributivo. La misura può arrivare fino all’1% dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, entro il limite massimo di 50.000 euro annui per impresa. L’accesso richiede il rispetto delle disposizioni applicabili e delle procedure definite dall’INPS per l’annualità di riferimento.
Premialità nelle procedure di gara
Il Codice dei contratti pubblici prevede meccanismi che possono valorizzare il possesso della certificazione della parità di genere. In particolare, le stazioni appaltanti possono prevedere nei documenti di gara criteri premiali collegati alla certificazione, nei casi e con le modalità stabilite dalla disciplina applicabile. Il possesso della certificazione può inoltre consentire una riduzione della garanzia provvisoria nei limiti previsti dall’articolo 106, comma 8, del D.Lgs. 36/2023.
Possibili premialità nei bandi e nei finanziamenti
Alcuni bandi europei, nazionali o regionali possono riconoscere un punteggio aggiuntivo o altre forme di premialità alle imprese in possesso della certificazione. La presenza della premialità, i requisiti richiesti e l’entità del vantaggio devono essere verificati nel testo del singolo bando.
La certificazione può inoltre contribuire a documentare l’attenzione dell’azienda ai temi di inclusione e sostenibilità sociale.
Possibili effetti organizzativi
Il percorso può portare l’azienda a formalizzare meglio processi, responsabilità, obiettivi e modalità di monitoraggio delle politiche di inclusione. In questo senso, la certificazione può contribuire a rendere più organizzati alcuni processi HR, definire obiettivi, migliorare la capacità di monitorare i dati organizzativi e rafforzare la trasparenza delle procedure.
Non è invece corretto garantire automaticamente una riduzione del turnover o un miglioramento dell’accesso al credito: questi eventuali effetti dipendono da molteplici fattori aziendali e di mercato.
PMI e microimprese possono ottenere la certificazione?
Anche le micro, piccole e medie imprese possono intraprendere il percorso di certificazione. La UNI/PdR 125:2022 prevede criteri e KPI applicabili in modo differenziato in base alla dimensione e alla tipologia dell’organizzazione. Per le imprese più piccole, quindi, il sistema di valutazione tiene conto del relativo cluster e degli indicatori applicabili.
In determinati periodi possono inoltre essere pubblicati bandi o programmi di finanziamento destinati alle PMI per sostenere i costi della certificazione o dei servizi di accompagnamento. La disponibilità dei contributi, le spese ammissibili e le scadenze devono essere verificate nei singoli avvisi.
Come funziona il percorso di certificazione?
Il percorso può essere suddiviso in diverse fasi:
- analisi iniziale della situazione organizzativa, documentale e gestionale rispetto ai requisiti e ai KPI applicabili;
- individuazione delle aree di miglioramento e definizione delle azioni necessarie;
- predisposizione di una roadmap con responsabilità, documenti, indicatori e tempistiche;
- implementazione delle procedure e raccolta delle evidenze;
- audit dell’organismo di certificazione accreditato;
- attività di sorveglianza e mantenimento dei requisiti nel periodo di validità.
Dall’analisi possono emergere interventi relativi all’aggiornamento delle politiche interne, alla revisione delle procedure HR, alla definizione di obiettivi e responsabilità, alla raccolta delle evidenze, alle misure di conciliazione o alle attività di formazione e sensibilizzazione.
Una volta predisposto e applicato il sistema, l’organismo di certificazione accreditato svolge l’audit previsto. Se l’organizzazione raggiunge il punteggio minimo richiesto per il proprio cluster e soddisfa gli altri requisiti applicabili, l’organismo può procedere al rilascio della certificazione. Dopo il rilascio sono previste attività di sorveglianza, generalmente annuali, per verificare il mantenimento del sistema e il progresso rispetto agli obiettivi.
Come IsoBoost può accompagnare l’azienda?
IsoBoost propone un percorso digitale di accompagnamento alla certificazione della parità di genere. Il percorso può includere un questionario di assessment online, una prima analisi rispetto ai KPI applicabili, uno scoring organizzato per area, l’individuazione delle priorità, la definizione di una roadmap personalizzata, il supporto nella gestione documentale e l’affiancamento operativo in preparazione all’audit.
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FAQ
- La certificazione UNI/PdR 125:2022 è obbligatoria? No. La certificazione della parità di genere è volontaria e viene richiesta dall’organizzazione. Può tuttavia offrire vantaggi quando una specifica gara, un bando o una misura di finanziamento prevede criteri premiali o altri effetti collegati al suo possesso. È quindi necessario verificare di volta in volta la disciplina applicabile.
- Anche le PMI e le microimprese possono ottenere la certificazione? Sì. Il percorso è accessibile anche alle organizzazioni di piccole dimensioni. I criteri e i KPI applicabili possono variare in base alla dimensione e alla tipologia dell’impresa. In alcuni periodi possono essere disponibili contributi pubblici per sostenere i costi della certificazione o dell’accompagnamento. La loro disponibilità deve essere verificata nei bandi vigenti.
- Quanto dura la certificazione? La certificazione ha normalmente validità triennale. Durante il triennio sono previste attività di sorveglianza, generalmente annuali, mentre al termine si procede al rinnovo secondo le modalità previste dall’organismo di certificazione e dalla disciplina applicabile.
- L’azienda deve avere la certificazione ISO 9001? No. La UNI/PdR 125:2022 è autonoma e la ISO 9001 non costituisce un prerequisito generale per ottenere la certificazione della parità di genere. I due sistemi possono eventualmente essere integrati nella gestione documentale e organizzativa, se la struttura dell’azienda e le modalità di audit lo consentono.
- La certificazione garantisce automaticamente un esonero contributivo? No. Il possesso della certificazione è una condizione necessaria nell’ambito della misura, ma l’accesso all’esonero dipende anche dalle condizioni, dalle procedure e dalle scadenze definite dalla normativa e dall’INPS per il periodo di riferimento.
- La certificazione garantisce un punteggio aggiuntivo in ogni gara pubblica? No. La possibilità di ottenere una premialità dipende dal contenuto del bando e dai documenti di gara. La certificazione può essere valorizzata nei casi previsti dal Codice dei contratti pubblici e dalla specifica procedura.









